Allievo di Ettore Tito all'Accademia di Belle Arti di Venezia, dove era stato iscritto a partire dal 1903, il veneziano Alessandro Pomi esordisce precocemente nel panorama espositivo cittadino delle mostre di Ca' Pesaro sin dal 1910, trovando però ben presto importanti menzioni critiche in occasione della sua apparizione alla Prima Esposizione Internazionale di Valle Giulia a Roma del 1911 (dove lo noterà Vittorio Pica) e l'anno seguente alla ribalta altrettanto internazionale della Biennale di Venezia, con quella Prova di debutto segnalata sulla stampa da Ugo Ojetti, Gino Damerini e Luigi Coletti (nel 1914 esporrà invece le maliziose Divettes, vicine al Baccanale moderno mostrato a Ca' Pesaro nel 1911 e alla Bohème in bonis di Giuseppe Zancolli). Nel primo anteguerra, quando si collocano le sue decorazioni per il teatro Toniolo di Mestre e il cinema Excelsior, non mancano però per il giovane Pomi le possibilità di confronto col crocevia mitteleuropeo della realtà monacense governata da Franz von Stuck dove era transitato Edmondo Matter, poiché già nel 1913 egli è presente all'esposizione del Glaspalast, mentre negli anni del conflitto aderirà con l'amico Gigi De Giudici alle iniziative promosse dagli artisti veneziani all'Hotel Vittoria e al Salone Bonvecchiati, oltre che alle azioni per il sostegno dei bisogni delle patrie battaglie avviate dalla Croce Rossa.
Nel segno della ripresa delle attività artistiche di Ca' Pesaro nel primo dopoguerra e nella rinascita del Circolo Artistico veneziano si muove il fecondo operato di Alessandro Pomi, il quale anima con Ilario Neri il sodalizio dei pittori lagunari e diviene figura costante alle mostre tenute in città e nelle differenti province venete, fra Padova, Treviso, Vicenza e Verona, dove avrà probabilmente modo di entrare in contatto con Lionello Fiumi. All'avvio degli anni Venti corrisponde del resto il suo deciso presenziare alle Biennali veneziane, dove si contavano importanti vendite -- come quella di Vespro intimo al Museo di Tokyo nel 1922 - e pronti consensi dati anche dalla stampa estera (specialmente "The Studio" nell'agosto del 1924), mentre nelle sale si vedevano dipinti come L'esperimento, col consesso severo dei tre chimici in bianco che si pongono in consonanza coi chirurghi di Ubaldo Oppi e il dottor Del Nero di Zancolli. Se parallelamente Pomi seguitava a svolgere con larga facilità temi decorativi per l'Hotel Danieli di Venezia e il riedificato Municipio di Asiago, è comunque in questo contesto che viene a concretizzarsi il suo impegno nell'arte sacra, allorquando egli parteciperà alla Mostra Nazionale, per cui disegnerà pure il manifesto, svolta in Palazzo Reale sotto l'egida dei fratelli Celso e Giovanni Costantini, mentre tra la primavera e l'estate del 1925 farà parte della giuria di accettazione dell'Esposizione d'Arte dei Combattenti delle Tre Venezie.
Al di là della ribalta europea Pomi non trascura quella americana e tra il 1924 e il 1936 esporrà con costanza e successo non solo agli annuali appuntamenti di Pittsburgh - dove ottiene nel 1931, anno in cui comparirà anche Cenacolo e che vedrà il pittore pure alla Prima Quadriennale di Roma, il premio popolare con Susanna -, ma a Philadelphia, Saint Louis, Baltimora e Toledo. Ai Giardini della Biennale ancora per sette volte nel corso degli anni Trenta e Quaranta e a importanti iniziative promosse dal regime, come il Premio Cremona, il veneziano rinsalda la fortuna dei temi della tradizione pittorica lagunare, a cui la critica italiana e americana seguiterà ad ancorarlo, riconosciuti già da Michele Biancale alla personale alla Galleria Pesaro di Milano del 1928. Alla sua preferenza per il ritratto e la figura, per cui il sodale Ilario Neri mostrava un fermo apprezzamento, si uniscono gli interni d'atelier con le figure silenti, quelli domestici percorsi da penombre e le marine, con le barche incuneate contro un cielo abbacinato; dalla fine degli anni Venti si fanno strada i modelli esotici del viaggio d'Africa e del passaggio sulle rive del Tago.
Se è particolarmente tra le due guerre che la sua personalità non perde di smalto, coi quadri mostrati alle rassegne personali occorse dopo il secondo conflitto (è del 1948 però l'ultimo passaggio alla Biennale di Venezia; poco prima aveva esposto a Milano e a Trieste) si mantiene una duratura fortuna commerciale e prende corpo una sua misura più contemplativa, misurata negli autoritratti, nei più frequenti soggetti sacri (dipinti in Trentino e in Lombardia, per Vittorio Veneto, Spresiano e Cordenons), in quelli musicali e nelle nature morte, sviluppate largamente nell'ambito di un'attività cronologicamente estesa sin oltre gli anni Sessanta; nel capoluogo lagunare Alessandro Pomi si cimenterà, al pari di quanto aveva fatto Alessandro Milesi, nelle effigi degli ecclesiastici e ritrarrà Roncalli.
Stefano Franzo
A NEW LIFE!!
11 anni fa
Nessun commento:
Posta un commento